8 marzo 2013

CONTRO LA VIOLENZA FASCISTA

In questa Giornata internazionale della donna – nata dalla violenza: 129

operaie morte in fabbrica a New York durante uno sciopero – vogliamo

solidarizzare con tutte le donne vittime della violenza. Non possiamo restare indifferenti al fatto che un miliardo di donne, una su tre in tutto il

mondo, è vittima di violenza almeno una volta nella vita (con numeri in

spaventoso aumento anche nel nostro Paese). Questo si manifesta anche

nel fenomeno diffuso della tratta delle schiave del sesso provenienti dall’estero o nella violenza sottile e insidiosa della mercificazione dell’immagine  femminile, diffusa dai media e nella pubblicità, che riduce la donna a puro corpo da usare.

Violenza che fa parte di una cultura di possesso e di sopraffazione, ancora fortemente presente, vissuta da molti uomini anche come reazione e ribellione alla mutata soggettività delle donne e alla loro aspirazione a rapporti basati sul rispetto, la parità di diritti e doveri, la dignità di ogni persona senza discriminazione alcuna. Ciò ha, lo sottolineiamo, nella storia, trovato sua massima espressione nel fascismo, che della sottomissione femminile aveva fatto un suo baluardo. In questo periodo il lavoro della donna valeva esattamente la metà di quello di un collega, ed era già molto se non le veniva tolto del tutto. Come ricordava Mussolini nei suoi discorsi il ruolo della donna era quello di “far figli, molti figli, per dare soldati alla patria”. “La maternità sta alla donna come la guerra sta all’uomo” era lo slogan scritto sulle facciate delle case di campagna, e sulle copertine dei quaderni che le “piccole italiane” usavano a scuola. Esaltando al massimo la prolificità (anche se le famiglie numerose nuotavano nella miseria e i bambini non avevano da mangiare), naturalmente qualsiasi idea di controllo delle nascite era severamente bandita, anzi furono inasprite nel codice Rocco le pene contro ogni forma di educazione demografica, che veniva considerata un attentato “all’integrità della stirpe”.

Alle donne si impediva di studiare perché trovassero un lavoro qualificato che le rendesse economicamente indipendenti: furono raddoppiate le tasse scolastiche per scoraggiare le famiglie a farle studiare. La donna, quindi, era relegata a casa come eccellente madre di famiglia e padrona di casa in sudditanza assoluta dell’uomo, padre, fratello o   marito; le erano impedite le attività extracasalinghe, soprattutto se di tipo intellettuale, salvo utilizzarle per sostituire, nella produzione, gli uomini mandati in guerra.

Non a caso le donne hanno partecipato per la prima volta da protagoniste a un momento decisivo della storia italiana,

quello della Lotta di Resistenza contro gli oppressori fascisti e nazisti, svolgendo un ruolo fondamentale di organizzazione e supporto all’azione delle brigate partigiane, in campagna, in montagna e in città.

A distanza di tanti anni – pur non vivendo una dittatura fascista (il pericolo però è sempre in agguato) –, il potere di

questa società è comunque autoritario e reazionario, in nome delle esigenze del “mercato” e di fronte alla crescente disoccupazione, ancora una volta le donne sono quelle che subiscono le discriminazioni anche nel mondo del lavoro. Si

riafferma la cultura che se la donna sta in casa risparmia economicamente ed i figli ne sono avvantaggiati.

In questo 8 Marzo ribadiamo il diritto alla nostra indipendenza economica e libertà di azione e ci impegniamo per

imporre i valori universali dell’antifascismo che respinge il fascismo come fenomeno di oscurantismo, oppressione, regressione storica e culturale, della libertà e dei valori che si concretizzano nel rispetto della persona e nel riconoscimento della sua dignità e dei suoi diritti. Antifascismo significa per noi dunque rifiuto di ogni cultura e pratica basata sulla prevaricazione, sopraffazione, umiliazione della dignità di ogni essere, della sua integrità fisica e morale, e in particolare sul rifiuto del “machismo” che, appunto, è stato ed è tipico del fascismo.

Fascisti che continuano ad imperversare e che sfileranno il 9 marzo a Firenze, città Medaglia d’Oro della Resistenza, con il permesso delle autorità locali.

Vi invitiamo pertanto a respingere questa provocazione e ad aderire alla manifestazione di protesta degli antifascisti che si riuniscono il 9 marzo alle 15 in pazza San Marco, Firenze

CAAT, Firenze (coordinamento antifascista antirazzista toscano) - caatfirenze@yahoo.it